Home Page Forum Indice dei Forum Forum Libero IL PIEDE DI PAOLINI – bis

  • Questo topic ha 9 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 3 anni, 4 mesi fa da Anonimo.
Stai visualizzando 10 post - dal 1 a 10 (di 10 totali)
  • Autore
    Post
  • #6645
    Dino Emme
    Partecipante
    • Post: 244

    Ciao ragazzuoli,

    sempre nel segno del piede di Paolini (sempre sia lodato), apro questo thread segnalando un’uscita veramente CULT, un Blu-ray/DVD con la riproposizione di due film iconici del buon Carl Andersen, ovvero VAMPIROS SEXOS e MONDO WEIRDO, con backstage dei due movie e CD Bonus (!!!) con la colonna sonora dei mitici MODELL DOO!

    facebook.com/428058597274477/photos/a.438572466223090.1073741830.428058597274477/1320369738043354/?type=3&theater

    Il primo film non l’ho visto, MONDO WEIRDO sì, per “colpa” di un noto utente, e mi è sembrato un film con buone intuizioni e certe cose interessanti, ma a mio parere, stringi stringi, un’accozzaglia di cose pornografiche e splatter inguardabili!

    Il gruppo musicale sopra citato però credo abbia fatto delle cose veramente interessanti ed “avanti” rispetto alla propria epoca (parliamo di fine anni ’80).

    Io ‘sto cofanetto me lo compro, poi vi farò sapere! Sicuramente dal punto di vista musicale sarà soddisfacente…

    #6646
    Lycan
    Partecipante
    • Post: 54

    Il noto utente ti ha fatto conoscere un nuovo mondo… 😉

    P.S: mi sei mancato ieri notte a Milano 🙂

    #6647
    Dino Emme
    Partecipante
    • Post: 244

    I Modell Doo credo sia uno dei gruppi più “malcagati” della storia… ok, la loro proposta musicale non è delle più facili, però li trovi a fatica su siti tipo YouTube, eccheccazzo! 🙂

    #6648
    Dino Emme
    Partecipante
    • Post: 244

    Non faccio a tempo di finire il secondo post del thread che mi scrive il “responsabile” dei miei unici acquisti musicali degli ultimi tempi! xD

    P.S.: mi è dispiaciuto mancare, la Robertina com’era? Sempre incantevole?

    #6649
    Lycan
    Partecipante
    • Post: 54

    Robertina in grande forma, sempre bellissima e sexy!

    #7353
    Dino Emme
    Partecipante
    • Post: 244

    Fonte: vice.com/it/article/lultimo-giorno-di-gg-allin-legs-mcneil

    Non mi sono mai interessato a GG Allin quando era vivo, perché pensavo fosse un fallito senza talento disposto a tutto pur di attirare l’attenzione. Di conseguenza, non mi sono mai preoccupato della sua musica, e non ho mai letto nulla su di lui. Non mi serviva altra spazzatura. Ma dopo la sua morte, il mio migliore amico Tom Hearn mi ha raccontato di quando lo frequentava, in Connecticut, descrivendolo come “un bravo ragazzo.”

    “Davvero?” chiesi a Tom, improvvisamente interessato. Mi piace vedere i miei pregiudizi crollare, costringendomi a guardare le cose da un altro punto di vista.

    “Sì,” mi disse, “quando si esibiva era uno stronzo incredibile, violento, sprezzante e sempre preso a urlare, ma fuori dal palco era molto gentile. Era una versione più violenta di Joey Ramone. Ti ricordi Joey, come era sempre concentrato sul palco? E quando uscivamo con lui era diverso, divertente? GG era come lui..”

    Mh, ho pensato, forse mi sbagliavo…

    Lo scorso inverno ero in tour per presentare il mio libro e ho conosciuto Johnny Puke, di Charleston, in Carolina del Sud. È proprietario e manager del Tin Roof, un locale punk. Johnny mi ha detto che era con GG la notte in cui morì e pensavo che fosse una storia interessante da registrare. Gli ho chiesto di poterlo intervistare, e dal momento che ha accettato, qualche mese dopo sono tornato da lui. Questo è quanto ricorda.

    La missione finale di GG, quella che voleva compiere prima di finire in galera, consisteva nel fare l’ultima performance per Halloween del 1991 e uccidersi sul palco. La gente aveva iniziato a chiedersi dove si sarebbe tenuto questo concerto, perché tutti volevano vederlo morire sul palco, o almeno vedere cosa sarebbe successo. Ma successe che GG finì in galera per i due Halloween successivi, e questo annullò la sua promessa.

    Non era la prima volta che sentivo parlare di lui: avevo letto qualcosa su Maximum Rocknroll, ma su quelle pagine lo definivano un pezzo di merda vile e offensivo. Da ragazzino prendi sul serio quello che esce su Maximum Rocknroll, era la migliore rivista punk in circolazione. Quando poi andai al college iniziai a vederla diversamente.

    Iniziai a scrivere a GG, e a forza di scambiarci lettere diventammo amici. Gliene avrò scritte un centinaio. Non aveva un posto fisso, stava a Chicago con una ragazza molto simpatica, Sharon Rose, ed era a casa sua che inviavo la corrispondenza. Non suonava molto, ma poi mi scrisse che stava per venire a New York per un live e mi invitò ad andare. Ci volevano dodici o tredici ore di macchina dal West Virginia e decisi di andare: sarebbe stato il mio battesimo nel punk rock.

    Quando GG uscì di galera, la gente tornò a parlare e tutti si aspettavano che da un momento all’altro si sarebbe ucciso. Di tanto in tanto ne discutevamo, ma lui non fu mai molto aperto a riguardo. A volte mi dava risposte vaghe, una volta disse che ci sarebbe stato del fuoco. Mi fece capire che si sarebbe portato dietro anche altre persone. Ti dirò, Merle raccontava in giro che nel giorno dell’ultimo concerto i Murder Junkies non si sarebbero presentati. Merle non voleva suonare sapendo che il fratello si sarebbe ucciso.

    Nel 1992 vivevo a New York e iniziai a uscire con GG e Dee Dee Ramone, che al tempo viveva al Chelsea Hotel. Dee Dee doveva diventare il chitarrista della band di GG, ma durò una settimana perché, ovviamente, la cosa non funzionava.

    Quello fu l’ultimo anno della sua carriera. Immagino che tutti pensassero, “forse stasera è l’ultima sera di GG!” perché a quel punto non diceva che si sarebbe ucciso ad Halloween, ma che “la gente ha ciò che si merita; e lo avrà quando se lo merita.”

    Diceva “Non farò niente di ciò che volete farmi fare. Lo farò quando voglio!”

    L’attesa cresceva di concerto in concerto. Erano tutti fissati, pagavano ogni volta dieci dollari a testa solo per vedere se si sarebbe ucciso o meno.

    L’ultimo live, anche se non sapevamo che sarebbe stato l’ultimo, è stato al Gas Station dell’East Village, proprio davanti al mio appartamento. Vivevo là con la mia fidanzata, e GG era in città con la sua ragazza, una giovane donna di nome Liz, molto simpatica, che lo seguiva dappertutto. Tornato a New York GG aveva cercato di stare da Merle, ma lui non lo sopportava più. Quindi lui e Liz andarono al St. Mark’s Hotel.

    GG mi disse, “Domani veniamo da te prima del soundcheck. Usiamo casa tua come camerino e da lì andiamo al locale e poi usciamo.” Il giorno dopo, GG venne da me molto presto, verso mezzogiorno o l’una. C’era anche tutta la band, e Richard Kern venne a fare le foto. Ricevemmo gente per tutto il giorno. La band era lì e non avevamo niente da fare, visto che continuavano a rimandare il soundcheck.

    Io dissi, “Che noia, che ne dite di un po’ di coca!”

    Quindi andai a un posto all’angolo dove spacciavano—ogni 45 minuti tornavo giù a prendere un’altra bustina. Bevevamo birra e ascoltavamo musica, e fu veramente un bel pomeriggio. Poi GG iniziò a comportarsi in modo strano—eravamo tutti un po’ fatti, ma prima di un concerto GG era sempre così. Dentro di lui avveniva un qualche processo che lo trasformava in un gigante incazzato.

    E la coca non aiutava di certo. Andammo al locale per il soundcheck verso le cinque o le sei, e poi arrivò l’ora del live. Un po’ di band avevano già suonato, ma noi eravamo nel mio appartamento a pippare, quindi ce le perdemmo.

    Appena salì sul palco GG ruppe un microfono. Un tecnico del suono disse “Fine dello show, io ci rinuncio!” C’era un sacco di gente e GG era incazzato nero. Iniziò a urlargli contro e a minacciarlo. A quel punto il tizio si barricò nel sound booth col suo cane, dietro a una porta di ferro, e GG continuava a tirargli microfoni addosso, chiamandolo mezzasega e chiedendogli di uscire.

    Alla fine GG trovò un altro microfono e per un po’ riuscirono a suonare. Doveva fare tre canzoni ed era incazzato nero. Inizò a sferrare pugni di qua e di là, e a un certo punto si cagò addosso e inizio a spandere merda dappertutto, fino a tirarla al pubblico.

    C’erano circa duecento persone nel locale, e se ne erano già andate tutte. Ne rimasero una decina.

    Qualcuno si prese un cazzotto, c’era casino e GG rimase senza microfono. Era frustrato, perché si era preparato e non riusciva a esibirsi, quindi iniziò a rincorrere la gente urlando “Non mi fate neanche finire lo show!”

    Erano tutti fuori nel giardinetto e c’erano dei cassoni pieni di bottiglie—le presero ed iniziarono a tirarle. Piovevano bottiglie e dovemmo scappare.

    GG si mise a rincorrere i passanti per strada, e la cosa si trasformò in un casino di gente che urlava e imprecava. Per strada si era formata una folla di 75, 100 persone, tutte fuori di testa. GG indossava la minigonna di Liz e gli stivali, senza mutande, ed era ricoperto di sangue e merda. Poi si sdraiò davanti alla fermata del bus in Avenue B e il bus non potè procedere.

    Correvano tutti qua e là come dei matti, e GG era sempre lì per strada. Stava arrivando la polizia.

    GG provò ad andarsene, ma non conosceva bene New York e non sapeva come tornare in albergo. La gente lo stava seguendo e poi iniziò a seguirlo anche la polizia. Come se non bastasse era nudo, con una gonna, ricoperto di merda.

    GG camminava per la Avenue B, in testa a questa specie di corteo che si era formato.

    Urlava, “Smettete di seguirmi! Smettetela!” ma nessuno lo ascoltava. Fermò un taxi davanti a una banca, salì e l’autista si incazzò non appena lo vide meglio. Era confuso e non voleva partire, quindi dovettero tutti uscire dal taxi. Nel mentre, c’erano persone su tutti e quattro gli angoli del quartiere, che urlavano e imprecavano mentre la polizia cercava la causa di quel casino.

    Alla fine, GG riuscì a prendere un taxi e tornò in albergo.

    La mia fidanzata, la band e io uscimmo e andammo a mangiare. Eravamo d’accordo che con GG ci sarebbo beccati più tardi. Il promoter dello show gli aveva dato un po’ di eroina, dieci bustine, quindi GG aveva la droga e mi disse, “ci vediamo dopo e torniamo da te a fare festa.”

    Quando andai al St. Mark’s Hotel a prendere GG e Liz lui era con Bobby Ebbs dei Genocide, uno suo scagnozzo che lo seguiva nella speranza gli ottenere un po’ di droga.

    GG era molto contento di vedermi e disse “Leviamoci dal cazzo, subito!”

    Prendemmo un taxi e tornammo nel mio appartamento per fare festa. C’eravamo io, la mia ragazza, GG e Liz. E GG aveva tutta questa droga datagli dal promoter, così iniziammo a pippare. Avevo paura degli aghi e lui sapeva che ero un gran sniffatore. Bevevamo Jim Beam e birra.

    Stavamo progettando un tour di poesia in Europa. Né GG né io eravamo mai stati in Europa, e questo tour sarebbe stata una scusa per andarci e fare casino. Rimanemmo svegli fino a circa le due o tre di mattina. GG fu il primo ad addormentarsi, probabilmente verso l’una.

    Si addormentò sul pavimento, ed essendo un piccolo appartamento, lo si sentiva russare molto forte. Liz, la mia ragazza e io rimanemmo svegli a parlare e ad ascoltarlo russare per un’altra ora. Alla fine Liz si sistemò sul futon, e io e la mia ragazza andammo a letto.

    Andammo a letto col rumore di GG che russava, quindi non mi preoccupai. Aveva un colorito normale e non aveva vomitato, stava solo russando.

    La mattina verso le nove Liz mi svegliò e disse, “GG ha qualcosa che non va.”

    Andai da GG, che indossava una giacca di jeans senza maniche, la gonna di Liz, gli stivali e un elmetto nazista. Era la cosa a cui teneva di più, infatti l’aveva lasciato a casa mia prima dello show per paura di perderlo.

    Mi avvicinai ed era freddo e rigido—e morto, lì sul pavimento di casa mia.

    Io ero ancora fatto dalla sera prima, quindi avevo un po’ di confusione in testa. Ma sono bravo a gestire le situazioni di crisi, so concentrarmi. Ci sono piccole cose che mi fanno impazzire. Se perdo le chiavi impazzisco, ma se muore mio nonno, organizzo tutto e pago alla fine.

    La prima cosa che feci fu prendere la droga e correre sul tetto di casa per nasconderla, perché sapevo cosa sarebbe successo. Chiamai Merle e gli raccontai tutto, e poi chiamai la polizia. Dissi, “penso sia un caso di overdose, c’è un morto,” ma non ricordo di aver ammesso di essere fatto.

    Non avevo paura di essere accusato di omicidio, ero più impaurito di venire preso per droga. Ovviamente GG era un mio buon amico, e c’era più di una persona che poteva testimoniarlo, quindi non avevo paura.

    A quel punto mandarono un poliziotto a casa mia per accertarsi che GG fosse morto. Poi ne arrivarono altri e per qualche ora un agente fu sistemato fuori dalla mia porta. Alla fine misero GG in una sacca—dovevano fare cinque piani a piedi—e lo portarono giù dalle scale. Servirono due uomini, perché GG era grosso. Lo portarono giù in strada e lo caricarono sul macchinone, diretti all’obitorio.

    Una cosa a cui non avevo pensato, ma che alla luce dei fatti aveva un che di inquietante, è che Liz, la mia ragazza ed io ci eravamo scattati una foto con la Polaroid sdraiati accanto a lui sul pavimento, per mostrargliela la mattina dopo. Lo stavamo coccolando sorridenti.

    Alla fine la polizia trovò le foto e le confiscò. E noi dovemmo andare al Nono Distretto per dare la nostra versione dei fatti. All’inizio erano molto sospettosi nei nostri confronti. Dicevano, “Chi cazzo si fa le foto accanto a un morto sdraiato per terra?”

    Dovemmo spiegare che anche se era nella stessa posizione non era morto, stava solo russando. Ma ci volle molto a farglielo capire.

    Adesso mi sembra una cosa quasi simpatica, ma all’epoca ne uscii un po’ sconvolto.

    Ad ogni modo, quando tutto finì scoprirono che nessuno di noi aveva fatto nulla di criminale. Provai per settimane a riprendermi quelle Polaroid, ma i poliziotti si rifiutarono di darmele e non so dove siano finite. Saranno ancora negli archivi del Nono Distretto.

    Penso che GG l’avrebbe trovata una storia divertente. Penso che gli sarebbe piaciuta.

    Direbbe “La polizia pensa che Johnny Puke fosse in posa col mio cadavere!”

    #9824
    Dino Emme
    Partecipante
    • Post: 244

    Fonte: https://www.vice.com/it/article/kw45zv/intervista-aldo-simoncini-portiere-san-marino-503

    Perdere e perderemo – Intervista al portiere della nazionale più sfigata del mondo
    In 40 partite giocate con la maglia del San Marino, Aldo Simoncini non ha mai visto la propria squadra vincere o pareggiare. Gli abbiamo chiesto com’è essere il portiere della nazionale più bersagliata del mondo.

    Dai cento spettatori del campo sportivo di Borgomaggiore agli ottantamila di Wembley, la vita di Aldo Simoncini è un enorme paradosso. Probabilmente molti di voi non sapranno nemmeno chi è, ma la sua figura, anche se all’interno di un contesto particolare, rappresenta un esempio iconico di sopportazione.

    Studente di Informatica all’Università di Cesena, e calciatore dilettante, Aldo fa parte della nazionale di calcio del San Marino, “orgogliosamente” ultima nel ranking FIFA insieme al Bhutan.

    I giocatori di una nazione piccola come San Marino difficilmente militano in categorie superiori alla Seconda Divisione, e nel contesto del calcio europeo rappresentano più di tutte la squadra cuscinetto contro cui è quasi impossibile perdere. E infatti nessuno perde mai. L’essere nato in uno stato che a causa della sua ridotta popolazione ha difficoltà nel selezionare giocatori, però, gli permette di confrontarsi ad ogni qualificazione con i migliori professionisti del mondo.

    Poche settimane fa Aldo ha avuto il privilegio di scendere in campo a Wembley, nella partita di qualificazione contro l’Inghilterra, e nonostante le cinque reti di passivo ha fatto un’ottima figura. Abbiamo deciso di incontrarlo qualche giorno prima della partita, nella sua città, per farci raccontare la sua strana condizione anfibia, e la cultura della sconfitta.

    In 40 partite giocate con la maglia della nazionale, infatti, Aldo non ha mai visto la propria squadra vincere, o pareggiare. Il che è normale, visto che San Marino, pur detenendo il record per il gol segnato più rapidamente nella storia delle partite fra nazionali (contro l’Inghilterra, in una partita terminata 7-1), ha una media di 4,33 gol subiti a partita. Per la precisione 537 in 124 incontri.

    Aldo è uno dei simboli della sua nazione e non lascerà la squadra almeno finché San Marino non troverà un successo che manca da tanto, tantissimo tempo-dalla storica vittoria contro il Liechtenstein: l’unica ottenuta dalla “Serenissima”in 27 anni di storia. Era il 28 aprile 2004.

    In una squadra del genere ricopre sicuramente il ruolo più ingrato: quello del portiere.

    Ci diamo appuntamento di fronte al Palazzo Pubblico di San Marino, repubblica invasa da turisti russi affamati di pellicce, profumi, e borse. Quando arriviamo lui è già li che ci aspetta.

    Aldo è un ragazzo alto e solido, e si presenta con la semplicità di uno studente universitario qualsiasi. Scattiamo due foto e ci mettiamo a chiacchierare, facendoci raccontare l’inizio della sua esperienza in nazionale. Era il 6 settembre 2006 e si giocava a Serravalle contro la Germania.

    “Avevo 19 anni e rientravo in campo a sei mesi da un terribile incidente in macchina nel quale mi sono fratturato gomito e bacino, non sapevo nemmeno se sarei tornato a giocare. Abbiamo perso 13 a zero, ma non era quella la cosa importante…”

    In effetti la sua esperienza è più paragonabile al tiro al bersaglio che al calcio: da quando gioca in nazionale Simoncini ha subito oltre 120 reti. Quindi andiamo subito al sodo: quanto è scoraggiante partire irrimediabilmente sconfitti? “Siamo sinceri, perdere con 6, 7, 8 gol di scarto non fa piacere a nessuno. Nemmeno a me. Quando vedo che gli altri vanno 4 volte più forte di noi la cosa mi sta sul cazzo.”

    “Conosciamo la differenza tra la nostra nazionale e gli avversari, ma non scendiamo mai in campo per perdere. Proviamo ad esprimere il nostro gioco e a fare risultato. L’importante è non lasciarsi andare alla prima rete subita e tenere lo zero a zero il più possibile. Una bella parata può caricarti.”

    Aldo, ormai immune alla depressione da sconfitta, riesce a valorizzare il lato positivo della cosa. “Un giocatore professionista non riuscirebbe a reggere un ciclo di debacle simile, e crollerebbe. Io vivo tutto questo come un sogno, e ci metto tutto l’impegno possibile: per me è un privilegio, e tutti i match che ho disputato sono stati una grandissima esperienza di vita.”

    Non si può certo dargli torto. Aldo è un ragazzo normalissimo, che per cause di forza maggiore viene a contatto con un mondo che non gli appartiene, anche se lo ha sfiorato. Nella stagione 2011/2012 è stato il terzo portiere del Cesena in Serie A. “Ho anche giocato nel Riccione, nel Bellaria, San Marino (squadra che milita tuttora in Lega Pro) e sono stato il terzo portiere del Cesena nella serie A 2011/2012 pur senza scendere mai in campo. Nel calcio che conta non ho mai avuto una chance e se in nazionale gioco contro Van Persie e Rooney non sono più riuscito a trovare un ingaggio in squadre che militano in campionati professionistici. Se non è questo un paradosso…”

    L’argomento sembra toccarlo nel vivo. Guardando gli altri portieri, si chiede spesso “come sarebbe andata se fossi stato più fortunato, se avessi avuto la possibilità di mettermi in gioco ad alti livelli,” ci dice stringendo nervosamente una bottiglia di plastica lasciata sui tavoli del Bar Cardelli di Piazza della Libertà.

    Noi invece ci domandiamo se in un certo senso il rammarico di non essere riuscito a entrare nel calcio di alto livello non si rinnovi ogni volta che scende in campo contro professionisti milionari. Se non sia una specie di tortura, oltre che una fortuna. Gli chiediamo allora quali sono le difficoltà nel rapportarsi all’ambiente del calcio vero.

    “Purtroppo penso che gli arbitri non ci prendano seriamente. Fischiano come se il risultato fosse una formalità, e vi confesso che è una cosa molto fastidiosa.” Può capitare, inoltre, che gli avversari non si mostrino molto rispettosi. “I miei compagni mi hanno addirittura detto che la nazionale ucraina si prendeva gioco di loro, esaltandosi per un otto a zero. È una cosa umiliante, soprattutto perché lo fanno con noi solo perché siamo i più deboli. Perché non hanno fatto i fenomeni contro la Francia ai playoff? Non ho capito nemmeno i 13 gol che ci ha rifilato la Germania: un conto è onorare l’impegno, un conto è infierire così.”

    È un’eccezione negativa, fortunatamente, “Diverso è l’approccio di altre nazionali. Una tra tutte l’Inghilterra: sono dei signori che ci hanno fatto sentire pari a loro.” Aldo ci mostra orgogliosamente una sua foto con Joe Hart, portiere dell’Inghilterra e del Manchester City. “È una foto scattata dopo la mia prima volta a Wembley. E l’ho pure messa come immagine del profilo su Facebook.”

    Un altro “grande”, nella sua esperienza, è stato Ibrahimovic. Durante una partita contro la Svezia giocata a Malmo, “un mio compagno gli ha chiesto di non infierire perché eravamo scarsi. Lui ha risposto, ‘Non permetterti di pensarla così, pensa solo a fare il massimo.’ Abbiamo perso 5-0, ma a fine gara Zlatan è venuto a congratularsi con me per alcuni interventi che gli hanno negato il gol.”

    Una volta tornato a San Marino, lontano dagli 80.000 di Wembley, le cose si ridimensionano notevolmente. “Abbiamo alcuni fan che ci seguono, e quando giochiamo in casa vengono allo stadio di Serravalle a sostenerci.”

    “Non è certo paragonabile alle grandi nazionali europee, e per il 90 percento il nostro stadio è occupato da tifosi ospiti. Specie quando giochiamo partite importanti o affrontiamo nazioni che hanno molti immigrati in Italia. Con l’Albania, per esempio, è stato come giocare fuori casa.”

    “Quando gioco per il mio club, la Libertas, i supporter superano raramente le cento unità. Nelle finali play off vengono al massimo 250-300 persone… poca roba comunque.”

    È difficile, quindi, capire quale sia la reale dimensione di Aldo Simoncini: un ragazzo che può inserire nello stesso racconto aneddoti su una partita contro l’Italia di Prandelli (in quell’occasione Aldo si è scambiato la maglia con Buffon, di cui è tifoso) e su un match con l’S.S. Pennarossa di Chiesanuova. Incontri dilettantistici giocati fra persone normali che studiano o lavorano, e che hanno l’hobby di sfidare Rooney e Van Persie.

    In Europa viene quasi naturale empatizzare con una squadra che affronta ogni partita nonostante l’esito sia praticamente segnato prima ancora di cominciare. “Capita spesso che a fine gara i tifosi locali cantino ‘San Marino! San Marino!’, e che ci chiedano fotografie e autografi come se fossimo delle vere star. Io ho addirittura spedito la mia maglia a un ragazzino greco. Nessuno ci paga per giocare: lo facciamo per un ideale patriottico e in Europa questo lo capiscono.”

    La ridotta dimensione sociale della sua vita di calciatore, però, riserva comunque dei benefici.

    “Una volta sono stato riconosciuto dal mio professore di Diritto Privato,” ci dice. “Non avevo studiato niente e mi ha dato 24. Sono stato fortunato diciamo.” Riguardo alla sua vita universitaria ci racconta anche un altro episodio, che forse riesce a dipingere in modo semplice e diretto i paradossi del mondo di Simoncini: “Il 9 settembre 2013 dovevo andare a Lviv per giocare contro l’Ucraina (incontro terminato 9-0), ma sono rimasto a casa a studiare Algebra e Geometria. So che è strano che un portiere di una nazionale europea salti una partita di qualificazione ai mondiali per preparare un esame, ma alla fine l’ho passato con un buon voto.”

    Non è poi così scontata, nella sua situazione, la capacità di rimanere lucidi e realistici. Aldo sa bene quale sia il suo posto. “Per giocare a Wembley però rinuncerei a qualsiasi esame.” La prima volta hanno perso 8 a 0, ma a fine partita avrebbe voluto dormire in campo. È un’eccezione, ovviamente: “Adesso penso prima di tutto a laurearmi, cercherò lavoro già prima del gran giorno.”

    Ha imparato, insomma, a gestire la cosa. E può solo cercare di godersi i lati positivi. “So di essere privilegiato, so che molti portieri di serie A vorrebbero essere al mio posto per giocare certe partite.”

    “E a San Marino come ti vedono?” chiediamo, supponendo che almeno nella sua città un po’ di gloria la raccolga. “Metà degli abitanti di San Marino non aspetta altro che una nostra pesante sconfitta. Noi non molliamo e cerchiamo sempre di fare grandi prestazioni per rispondere a critiche distruttive mosse da persone che nemmeno guardano le nostre partite e si accontentano di leggere il risultato sul giornale locale.”

    “Contando che nessuno di noi è professionista e non schieriamo nessun naturalizzato ci siamo tolti i nostri sassolini dalle scarpe. Contro la Lituania, squadra ben più forte della nostra, abbiamo perso due a zero dopo un ottimo match e contro l’Inghilterra abbiamo tenuto il risultato sfiorando pure il vantaggio. Sono riuscito persino a parare un rigore alla Repubblica Ceca.”

    “Con la Libertas ho appena vinto la Supercoppa di San Marino e da tre anni a questa parte disputiamo i preliminari di Europa League. A Sarajevo abbiamo sfiorato una qualificazione storica. In Bulgaria i supporter locali ci hanno sorpreso omaggiandoci delle loro sciarpe al fischio finale. Pensate che poche settimane prima avevano dato fuoco ad uno stadio!”

    A questo punto ci saluta, perché ha un aperitivo a Bellaria con alcuni amici. Gli facciamo un in bocca al lupo per la partita con l’Inghilterra, e lui ci ringrazia. “Crepi, speriamo che questa intervista non porti ‘sfiga’: non vorrei fare papere proprio giovedì. La partita verrà trasmessa su Sky e mi guarderanno tutti i miei amici, magari facciamo pure la partita della vita…”

    Lo guardiamo allontanarsi e rimaniamo fermi per un attimo a riflettere. Aldo Simoncini rimane una figura dal fascino strano. Fondamentalmente è un portiere come se ne trovano tanti altri un po’ in tutta Italia: bravo quanto basta per aver potuto sperare di ottenere qualcosa a cui poi non ha avuto accesso. Eppure, nonostante la realtà dei fatti, c’è sempre questo spiraglio geo-politico che lo rende speciale. Anche se il suo essere speciale si manifesta incassando caterve di gol.

    #12963
    Dino Emme
    Partecipante
    • Post: 244

    Copyright©: Champions:

    “Gran serata ieri al Frinfillufero, il locale è ben segnalato! dopo aver percorso 97 Km di una capezzagna (alias stradina agricola sassosa non asfaltata) ed essermi perso 5 volte mi sono imbattuto in un autoctono dei monti bergamaschi che inveendomi contro mi ha aizzato contro il suo stormo di cani (naturalmente pastori Bergamaschi) inducendomi alla fuga!!!
    FInalmente stremato vedo una lucina lontana!!! la mitica insegna del Frinfillufero lap dance. Parcheggio e assicuro l’auto con dei maroccoli (grossi sassi) sotto le ruote perchè il parcheggio avrà una pendenza del 35%!!!!
    Subito come sempre vengo investito da un ondata di profumo all’ingresso… ma… profumo…. un ondata di fritto misto mi avvolge e aleggia nel locale!!! figata!!! son capitato nelle serata a tema “anello di calamaro” e tutti clienti e lapperine indossano collane di anelli di calamaro fritti e si può smangiucchiarsele bevendo generosi bicchieri di amaro Cora e Biancosarti compresi nel prezzo dell’ingresso!
    Dimenticavo! tariffe popolari ingresso festa a tema 50 €, consumazione 20€ consumazione Lap 30 € e cronometrata 7 minuti! privè parlè 20 minuti 100 € i 10 minuti non esistono… come si possono affrontare temi importanti in privè parlè in 10 min!!!! Privè bello maialo 10 min 100 € e multipli!! e per bello maialo si intende che la lap indossa solo braciole di maiale rette da nastro adesivo nei punti hot!!!! tutto gusto!!!
    Io dopo essermi mangiato la mia ghirlanda di calamaro più una trovata per terra ed aver bevuto una vasca di amaro cora mescolato col biancosarti urlando per il locale “when you made the mix are incredible” completamente svalvolato avvinghio una lapperina di dubbia provenienza che si dimena ma non mollo!!! mi attira troppo l’aroma di calamaro che emana!!! e opto per il lussuosissimo privè coccolè! in offerta per la sera a 200 € per 15 minuti!!! e mi sparo un bel 30!!! dopo i primi 10 mollo un pò la presa e capisco che la lapperina non è straniera ma sono io mona che ho avvinghiato la cuoca che friggeva i calamari attratto dal profumo di fritto e non ne capivo la nazionalità in quanto mi inveiva contro in dialetto stretto dei monti bergamaschi e stordito dal mix cora+Biancosarti non lo avevo capito…. Mi scuso ma lei ormai è invasata dalla mia passionalità e mi limona duro mollandomi energiche spalpugnate al basso ventre mettendo a dura prova la resistenza del jeans di razza indossato stasera!!!
    Mi scrive il suo cell sul torace con il forchettone per girare gli anelli… non avevamo penne!!! e la saluto!
    Esco proprio in sala nel momento della doccia sexy con la pastella per impanare i calamari e l’eccitazione è palpabile nell’aria…
    Stremato esco e mi avventuro nel viaggio di ritorno… sono ancora avvolto dall’aroma di fritto della mia bella e ricopio il numero di cell dalla piaga sul petto che si è già infettata!
    Al 35 tornante mi fermo e drago oltre agli anelli galleggianti nel Mix micidiale anche il cenone di 3 capodanni prima!!!
    Ma sono felice!!! Domani chiamerò la mia favolosa cuoca!! non è una Lapperina!!! finalmente ho trovato l’amore!!!
    Frinfillufero!!! N 1 dei locali!!!”

    #13969
    Dino Emme
    Partecipante
    • Post: 244

    Pur avendo “soltanto” quarant’anni, ho notato che negli ultimi anni ho una voglia sempre maggiore di rivedere in TV qualcosa della mia infanzia/prima adolescenza, qualcosa non necessariamente “culturale” o di nicchia… per esempio qualche partita del Milan di Sacchi o di Capello… è per questo motivo che, da abbonato SKY, ho preso da qualche mese anche l’opzione “Milan Tv”, tanto costa soltanto dieci euro al mese…

    buttati, fino a pochi giorni fa, perché diciamo che tutto ciò che mostra questa rete è di attualità o del passato non troppo remoto (diciamo a partire dagli anni 2000). Quindi niente di ciò che mi aspettavo di trovare, almeno saltuariamente…

    Però in questi giorni hanno trasmesso uno speciale veramente interessante – produzione Milan TV – dal titolo: 1988: L’anno che ha cambiato il calcio. Segue recensione:

    Come si può dedurre dal titolo, lo speciale – della durata di poco più di un ora, ma che ora! – tratta dell’anno solare 1988, dalla spettacolare rimonta in campionato sul Napoli di Maradona (con riferimenti brevi, ovviamente, anche alla seconda parte del 1987, tanto per contestualizzare il tutto). Sempre per il motivo specificato tra parentesi vengono anche, per sommi capi, elencati alcuni fatti importanti extra calcistici avvenuti all’epoca ed anche mostrati oggetti della cultura – oppure di uso quotidiano – di quel periodo come le videocassette e via dicendo…

    Veramente molto bello, tanto per farvi capire la famosa partita di Belgrado viene ricostruita anche attraverso il racconto di Sandro Sabatini, che seguì l’ambulanza di Donadoni con un taxi dopo il pauroso scontro di gioco avvenuto in quella drammatica gara di ritorno con la Stella Rossa.

    Caldamente consigliato a tutti i milanisti, nonostante sia una produzione “di parte” è un prodotto superiore anni luce rispetto alle videocassette prodotte all’epoca (che possiedo ancora quasi tutte).

    @ringhio

    #13970
    Anonimo
    • Post: 63

    … bei tempi 😢
    il grande Milan di Sacchi

Stai visualizzando 10 post - dal 1 a 10 (di 10 totali)
  • Devi essere connesso per rispondere a questo topic.